Da quattro anni lottiamo contro la legge Bossi-Fini. Con il movimento autonomo dei migranti, a livello locale e nazionale, abbiamo avuto il coraggio di denunciare ciò che nessuno è disposto a mettere in discussione: il legame tra contratto di soggiorno e permesso di lavoro. È questo il cuore della legge Bossi-Fini! Tutti noi lo sappiamo perché tutti noi lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle: è il contratto di soggiorno per lavoro il principale strumento di sfruttamento di noi lavoratori e lavoratrici migranti, è il contratto di soggiorno per lavoro la causa principale dei problemi che ogni giorno viviamo dentro e fuori i posti di lavoro!
Lo abbiamo visto meno di un mese fa: centinaia di migliaia di uomini e donne hanno passato anche notte e giorno di fronte agli uffici postali per consegnare i moduli di richiesta per entrare nelle cosiddette quote flusso. Ognuna di queste persone ha la sua storia e i suoi progetti, ma questo non conta per il decreto flussi! Per la legge Bossi-Fini siamo un operaio o una badante, un facchino oppure una raccoglitrice stagionale, un infermiere o un’addetta alle pulizie. Per la legge Bossi-Fini siamo solo forza lavoro, uomini e donne da acquistare a seconda delle necessità o espellere quando non servono più!
Non possiamo decidere se andare o se rimanere in questo paese: solo i padroni hanno il potere di concederci il diritto di muoverci e quello di restare. Ma di fronte agli uffici postali non c’erano i padroni! Secondo le quote flussi il padrone chiama il lavoratore o la lavoratrice di cui ha bisogno direttamente dal paese d’origine. La verità è che noi siamo già qui! Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare, e abbiamo una vita di difficoltà e problemi, ma anche di progetti e di aspettative, che sono veri e sono reali anche se non abbiamo un permesso di soggiorno, anche se non abbiamo documenti! E non è detto che essere clandestini significa essere arrivati illegalmente in Italia. Oggi basta perdere il contratto di lavoro per perdere il permesso di soggiorno. Basta aver detto NO ad un padrone che pretendeva da noi un lavoro poco sicuro, o pagato male. Basta non trovare un nuovo lavoro prima della scadenza dei 6 mesi che la legge concede, o non trovarlo perché nessuno è disposto ad assumerci con il solo “cedolino”, e intanto il cedolino è l’unico documento che ci rimane durante le attese sempre lunghissime a cui ci obbligano le questure. Essere clandestini significa essere ancora più ricattabili, significa lavorare in nero e non avere alcuna sicurezza, significa avere salari da fame. Ma la legge Bossi-Fini impone anche una clandestinità a quelli che hanno i documenti, perché per non perdere il contratto di soggiorno siamo spesso costretti ad accettare qualsiasi condizioni di lavoro e di salario, a rimanere in silenzio!
La situazione nei luoghi di lavoro è sempre più difficile. A causa della legge 30 la durata dei contratti di lavoro è sempre più bassa, e di conseguenza anche i permessi di soggiorno sono di breve durata. Molti sono i padroni che non vogliono assumere chi è in possesso del solo “cedolino” in attesa di rinnovare il permesso, e che assumono chi ha la carta di soggiorno o un permesso di maggiore durata. Mentre aumentano i carichi di lavoro, i salari risultano spesso troppo bassi per raggiungere la soglia di reddito necessaria al rinnovo del permesso. Inoltre, ancora oggi il Regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini discrimina noi migranti rispetto ai lavoratori italiani, poiché per ottenere un contratto di lavoro non solo dobbiamo avere in tasca il permesso di soggiorno, ma dobbiamo anche dimostrare di aver un alloggio adeguato. Ma come possiamo avere tutto questo se peggiorano ogni giorno le nostre condizioni di vita e i nostri salari?
Non solo ci vogliono forza lavoro, ma rifiutano di riconoscere la nostra formazione, i nostri titoli di studio, la nostra professionalità. Le nostre competenze sono messe a valore senza alcun riconoscimento in termini di sicurezza e di salario. Anche quelli di noi che hanno ottenuto la carta di soggiorno o la cittadinanza incontrano spesso difficoltà nell’accedere a posizioni e ruoli di lavoro più sicuri, più retribuiti e più qualificati. E lo stesso accade a coloro che decidono di studiare in Italia, che subiscono il ricatto del contratto di soggiorno per lavoro, poiché per riuscire a mantenersi sono spesso costretti a cambiare il permesso di soggiorno per studio in permesso di lavoro. Ma questo significa anche che ogni progetto di studiare in questo paese, di migliorare la propria conoscenza e la propria vita, rischia di sfumare da un momento all’altro.
Questa legge rende le nostre vite ancora più precarie, ma in questi anni le risposte dei rappresentanti del governo e degli enti locali alle richieste dei migranti sono state sempre insufficienti. Abbiamo chiesto il decentramento perché credevamo che una riduzione dei tempi di attesa per i rinnovi avrebbe potuto migliorare almeno parzialmente le nostre condizioni di vita, ma è chiaro che con la legge Bossi-Fini il decentramento presso i quartieri non ha fatto che peggiorare la situazione! I tempi di attesa per il rilascio dei permessi e delle carte di soggiorno non sono diminuiti né a Bologna, né in provincia. Ancora mesi per ottenere i rinnovi, anche anni per il ricongiungimento famigliare. E sempre più spesso anche quando otteniamo i rinnovi sono per tempi brevissimi: neanche quei pochi che riescono a ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato hanno ormai un permesso di soggiorno di due anni come la legge prevede! Anzi, a molti di noi i permessi sono consegnati quando la scadenza è ormai vicina. Per noi tutto questo significa rischiare di perdere il permesso, di essere espulsi dopo la detenzione in un CPT. L’istituzione dei CPT, i centri di detenzione per i migranti irregolari, creati dalla precedente legge Turco-Napolitano, sono il completamento del contratto di soggiorno per lavoro, l’ultima minaccia alle nostre vite e ai nostri progetti: i centri di detenzione e di identificazione non possono essere resi più umani, più belli o più comodi, come alcuni vorrebbero farci credere. I CPT devono essere definitivamente chiusi!
PER TUTTO QUESTO E’ IMPORTANTE CHE NOI CONTINUIAMO A LOTTARE, A FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE, A PORTARE IN PRIMA PERSONA LE NOSTRE RIVENDICAZIONI. E QUESTA LOTTA NON RIGUARDA SOLO NOI, MA ANCHE I NOSTRI FIGLI! La legge Bossi-Fini pretende che anche loro diventino un giorno solo forza lavoro. Anche se vivono in Italia da molti anni o se sono nati in questo paese, una volta compiuti 18 anni rischiano di subire il ricatto del contratto di soggiorno per lavoro. Nelle assemblee fatte in questi mesi, è emersa la richiesta della cittadinanza per coloro che nascono in questo paese, perché questo diritto allontanerebbe per molti il pericolo dell’espulsione e della reclusione nei CPT. Ma se in questo modo coloro che nascono in Italia non sarebbero più minacciati di espulsione, dobbiamo anche chiederci cosa accadrà a chi invece arriverà qui attraversando le frontiere come ogni giorno accade? Cosa accadrà ai bambini e alle bambine che sono nati nei nostri paesi di provenienza, ma che ora vivono qui? Cosa accadrà a tutti quelli di noi che perderanno il lavoro o che non lo troveranno? La richiesta della cittadinanza per coloro che nascono in Italia può risolvere alcuni problemi, ma il movimento dei migranti deve essere in grado di costruire rivendicazioni che non escludano nessuno, che siano in grado di unire tutti gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo paese. Dobbiamo essere capaci di andare nella direzione opposta a quella che ci impone la legge Bossi-Fini quando si lega al contratto di lavoro: ci sono i cittadini, ci sono i migranti con la carta di soggiorno e quelli con un permesso di un anno, ci sono i migranti con un permesso di sei mesi e ci sono quelli che non hanno alcun permesso. E poi le differenze si moltiplicano, perché alcuni hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato, altri di un anno, altri ancora di una settimana soltanto, altri non hanno alcun contratto, ma lavorano in nero. In questo modo, ci vogliono dividere, e dividendoci vogliono renderci più deboli. È per questo che dobbiamo essere capaci di unirci, e lottare dentro e fuori dai posti di lavoro, per fare sentire la nostra forza.
Noi non chiediamo che ci siano dei privilegi solo per qualcuno. NOI VOGLIAMO QUALCOSA CHE RIGUARDA TUTTI, NOI VOGLIAMO CHE SIA ABROGATA LA LEGGE BOSSI FINI-SENZA CHE SI TORNI ALLA TURCO-NAPOLITANO, NOI VOGLIAMO CHE SIA ROTTO IL MECCANISMO DEL CONTRATTO DI SOGGIORNO PER LAVORO, NOI VOGLIAMO CHE FINISCA LA TRUFFA DEI FLUSSI, NOI VOGLIAMO LA CHIUSURA DEFINITIVA DI TUTTI I CPT. Questo è il messaggio forte che vogliamo lanciare al nuovo governo.
VOGLIAMO UNA REGOLARIZZAZIONE PERMANENTE SLEGATA DAL LAVORO E DAL SALARIO. Non significa solo avere la possibilità di ottenere i documenti, ma anche rivendicare tutti quei diritti e quelle garanzie, dalla scuola alla sanità alla pensione, che rendano effettivo il nostro diritto di restare in questo paese.
VOGLIAMO DIRE BASTA AL FURTO DEI NOSTRI CONTRIBUTI! La legge Bossi-Fini ha peggiorato la Turco-Napolitano, ancora di più ci ruba il futuro: oggi se decidiamo di tornare nel nostro paese, o se veniamo espulsi, non ci è concesso di ritirare i contributi versati durante anni di lavoro. Dobbiamo rivendicare con forza ciò che ci spetta!
VOGLIAMO ESSERE LIBERI DI CRESCERE E STUDIARE IN ITALIA, SENZA SUBIRE IL RICATTO DEL CONTRATTO DI SOGGIORNO PER LAVORO QUANTO SI COMPIONO 18 ANNI!
VOGLIAMO UNA SANATORIA PER TUTTI I RICHIEDENTI ASILO E I RIFUGIATI, IN ATTESA DI UNA LEGGE CHE LI TUTELI REALMENTE! Questa legge non è mai stata approvata in Italia, e l’asilo politico continua a essere una lotteria che segue le convenienze momentanee del governo, che ha il potere di decidere se un paese sia in guerra o sia in pace, oppure è solo un privilegio, come si è dimostrato recentemente, mentre invece è un dovere del governo nei confronti di migliaia di uomini e donne minacciati dalla guerra!
VOGLIAMO LA CHIUSURA DEFINITIVA DI TUTTI I CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA E DI IDENTIFICAZIONE!
NOI ABBIAMO LA FORZA PER PRENDERE PAROLA, E PER DIRE CHIARAMENTE CHE COSA VOGLIAMO. Anche se la legge Bossi-Fini ci ha minacciati e ha cercato di ridurci al silenzio, in questi ultimi anni il movimento di lotta dei migranti è cresciuto ed è stato capace di costruire in autonomia le proprie rivendicazioni. Anche in questa Provincia, il Coordinamento Migranti Bologna è riuscito a coinvolgere migliaia di quei lavoratori e quelle lavoratrici migranti che hanno capito la necessità di riprendersi in mano le proprie vite e i propri destini senza aspettarsi nulla dalle promesse vuote di un futuro governo.
È arrivato finalmente il momento nel quale far pesare la nostra forza, che è la forza di chi oramai produce una grande quantità della ricchezza di questo paese: è arrivato il momento di dire ad alta voce al nuovo governo che non siamo più disposti a contrattare sulle nostre vite!
La mobilitazione dei migranti è stata forte in questi anni, ma questo non basta: occorre continuare a lottare. Vogliamo ripartire da qui, oggi a Bologna, per far crescere la mobilitazione di tutti i migranti, per coinvolgere studentesse e studenti, lavoratori e le lavoratrici, migranti e italiani, in un percorso che ci veda ancora insieme fino a una grande manifestazione a Roma, davanti al ministero degli Interni, per ripetere con maggiore Forza
QUELLO CHE NOI VOGLIAMO.
Per questo dobbiamo aumentare i momenti di incontro e di comunicazione, dobbiamo rompere il silenzio e farci sentire forte, per costringere il governo a dare risposte concrete. Noi sappiamo che non è il colore di una maggioranza di governo che può cambiare le nostre vite, ma sappiamo di essere tanti e di essere forti e ormai determinanti per l’economia di questo paese. Vogliamo allora dire anche qui quello che milioni di migranti scesi in piazza negli Stati Uniti stanno dicendo in questi giorni: QUANDO TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI SI FERMERANNO, IN UN GRANDE SCIOPERO DEL LAVORO MIGRANTE, NESSUNO POTRA’ PIU’ IGNORARE LE NOSTRE RIVENDICAZIONI O FINGERE DI NON SENTIRE LA NOSTRA VOCE!
COORDINAMENTO MIGRANTI BOLOGNA E PROVINCIA